Se, per assurdo, mi fosse manifesto, sul mio letto di morte, e con perfetta evidenza che mi sono sbagliato, che non c'è sopravvivenza, e che, anzi, non c'è neppure Dio, ebbene, non rimpiangerei di averlo creduto. Penserei piuttosto che mi sono fatto onore nel crederlo, che se l'universo e il mondo è qualcosa di idiota e di spregevole, è tanto peggio per lui: che non è torto mio di avere pensato che Dio esiste, ma di Dio di non esistere (Auguste Valensin, 1926).
Raramente credo di avere trovato parole di una fede così profonda, incrollabile ed inespugnabile. Rappresentano una luce che illumina il cammino e può essere di grande aiuto quando ci sembra di averlo smarrito.
Nella logica della nostra umana psicologia si potrebbe osservare che Dio non può essere in torto, per definizione, e, quindi, è possibile ipotizzarne l'esistenza.
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