L'uomo è spesso allenato
nelle cose che fa e rischia di vivere alla superficie di se stesso.
La preghiera è uno
spazio in cui l'uomo può raccogliersi dopo avere camminato in mezzo
ai rovi a cui ha lasciato attaccato brandelli di anima.
Ci sono giornate in cui
faccio tante cose, le cose mi occupano, io non so dare un nome alle
cose, non sono signore delle cose e al termine ritrovo il vuoto.
La preghiera è il
momento in cui ci raccogliamo di fronte a noi stessi e ritroviamo la
parte più vera, più profonda di noi.
E' così raro parlare con
qualcuno di ciò che si ha nel profondo: lì nascono le grandi
amicizie. Il raccoglimento ci porta a un'attenzione a noi stessi, a
uno stupore di fronte al miracolo che siamo (il “conosci te stesso”
di Socrate).
Occorre distinguere nella
giornata tra le cose URGENTI e le cose ESSENZIALI. Possiamo vivere
tutta una vita correndo dietro alle cose urgenti e tralasciando
sempre quelle essenziali.
Le cose essenziali non
gridano mai, non si impongono, gli idoli urlano.
Occorre quindi molta
attenzione per cogliere le cose importanti.
Talvolta è il nulla ad
essere urgente. Occorre spendere alcuni giorni per dire: PENSIAMO.
Anche gli errori, se
portati dentro, fermentano e diventano positivi.
Don Michele Do,
giugno 1989
Queste
parole appaiono ricchissime per intensità religiosa e profondità
psicologica. Si offrono nella loro limpidezza spirituale per una
riflessione rivolta sia ai cristiani che ai fedeli di altre
religioni, ma anche ai non credenti.
Chi volesse approfondire il profilo di Don Michele Do, puo' guardare qui.
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